«La stanchezza di fare un lavoro che amo, dopo appena due anni che lo faccio»

La lettera di un giovane infermiere al Collegio Ipasvi di Firenze Pistoia

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«Mi sento un numero di badge.... Non mi sento il cambiamento, mi sento un poveraccio, perché ho fatto una scelta, che è quella di provare a costruire una vita qui, di non fare come i miei colleghi che sono andati all'estero. Ma oggi, dopo due anni, vedo loro che fanno carriera e vedo me che se prendo una multa per divieto di sosta so che per pagarla devo stringere la cinghia». Sono le parole di un giovane infermiere stanco della propria situazione che, in forma anonima, ha deciso di scrivere al presidente del Collegio IPASVI Firenze-Pistoia, Danilo Massai. Nelle sue parole, si legge un disagio del quale non solo il Collegio si fa carico ma a cui ha voluto dare la massima diffusione perché chi legge si renda conto di quanto sia penalizzante il mondo del lavoro giovanile precario: «vi scrivo – si legge nella lettera - perché credo nella nostra professione e credo che non meriti di essere maltrattata, come non lo merita chi sceglie di farla, meritiamo rispetto e riconoscimento. Vi scrivo perché non ho intenzione di mollare e credo che siate voi quelli che possono dare a me, e a quelli che sono nella mia stessa situazione, gli strumenti e la forza di essere quel cambiamento che avremmo dovuto essere già». Perché essere infermiere richiede passione, autenticità con gli assistiti ma anche Organizzazioni finalizzate alla qualità di cura che pongano i professionisti in una logica di attenzione in quanto capitale umano.

«Sono infermiere di RSA da ormai 2 anni [...] – si legge nella lettera - il primo anno sono stato assunto con un contratto diretto con la struttura in cui ho lavorato per poi essere scaricato perché la normativa vigente sul lavoro prevedeva che una nuova assunzione costasse meno a livello di tasse e quindi dopo 12 mesi di servizio in cui ho fatto 160 ore mensili [...] sono stato “rimesso sul mercato del lavoro”, ho avuto la fortuna di trovare lavoro dopo circa un mese e per un ragazzo come me che paga l’affitto di tasca propria [...]. Ho un contratto part time e all’inizio lavoravo da giornaliero, che poi giornaliero non ero dato che facevo 2-3 notti mensili, ma ho accettato, ho dovuto accettare, l'affitto non si paga da solo. Mi hanno promesso che le ore mensili sarebbero aumentate e con quella promessa in tasca ho lavorato i primi mesi. All'arrivo di ogni busta paga, che ho fortunatamente imparato a leggere subito, vedevo che la paga era superiore al numero di ore lavorate, ma vedevo anche che il monte ore era in negativo, la cosa allarmante era che solo nel primo mese di assunzione, ero “sotto” di oltre 40 ore. Questo perché l'affiancamento non è pagato, ed ecco che ho regalato 10 giorni di lavoro, incluso un turno di notte […]. Ho accettato l'affiancamento gratuito, ho dovuto accettare, le bollette non si pagano da sole».

«Per mesi sono stato costretto ad accettare ogni cambio possibile per aumentare le ore lavorate […]: mattina-notte, mattina-pomeriggio senza stacco tra i due turni o altre combinazioni che mi consentissero, non di recuperare, ma di non andare sotto con le ore lavorate, perché non mi venivano garantite le ore previste dal contratto. Dopo 5 mesi di lavoro ero sotto di 120 ore, praticamente più di un mese di lavoro [...] Sono ora turnista, ma mi vengono comunque offerti turni “strani”, proseguono i mattina-notte, le doppie notti e i turni lunghi, cominciano i rientri sui liberi. E ogni volta mi viene “offerto” un turno aggiuntivo mi viene detto: “devi recuperare ore”, con un tono più minaccioso che amichevole. Io stringo i denti e accetto la maggior parte dei turni, un pochino per solidarietà verso i miei colleghi che chiedono giorni liberi, un pochino perché ho voglia di recuperare le ore non lavorate, benché consapevole che 40 di queste le ho lavorate, ma non mi verranno pagate. Ripeto a me stesso che ho un contratto a scadenza, che devo aspettare un momento migliore, che prima recupero, prima avrò possibilità di vedere i miei turni ridotti e magari andare “sopra” nel monte ore, come è stato. D'estate ho modo di recuperare più di 40 ore mensili e in 4 mesi sono in parità... parità... a me quelle 40 ore di affiancamento lavorate nessuno le pagherà mai».

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E poi, un capitolo a parte, le notti. «Ogni 5 giorni, da buon turnista, sono in turno di notte, siamo io e un OSS (quando va bene, a volte sono con un OTA o un ADB, insomma, personale che le notti non le potrebbe fare, ma si fa finta che possa), siamo in due con 75 persone, di cui: 3 portatrici di PEG che vanno idratate ogni 2 ore e 11 persone con sindrome da immobilizzazione che devono essere posizionate ogni 2 ore». In più «l'infermiere notturno è l'addetto di primo soccorso in caso di incendio (mai fatto il corso antincendio), deve fare le pulizie a fondo e la sanificazione dell'infermeria, deve controllare periodicamente le cartelle dei pazienti, […] i farmaci mancanti, […] i presidi mancanti, facendo in modo che siano in ordine e che ci sia tutto, deve somministrare la terapia della sera. Inoltre, l'infermiere notturno deve fare l'OSS, deve fare i giri di controllo dei pannoloni e cambiarli insieme all'OSS, e lo deve fare “perché qui si fa così” e quando ho detto che non è una cosa professionale, […] e che ci dovrebbero essere 2 OSS e 1 infermiere, mi sono sentito dire che “o fai così o ti leviamo dalle notti”, che significherebbe tornare sotto col monte ore. […] Lungi da me dire che un infermiere non debba cambiare un pannolone, sono felice di essere di aiuto alle altre figure professionali quando queste hanno bisogno, ma dato che la somministrazione della terapia notturna, il controllo delle cartelle, il controllo e l'ordine dei farmaci e dei presidi mancanti, l'idratazione e la mobilizzazione sono compiti che portano via molto tempo, perché devo anche fare quello che sarebbe il lavoro di altre figure? […]».

Tutto questo senza un reale riconoscimento economico. «L'unica cosa bella del turno di notte è che […] si stringono rapporti di fiducia forti e si riesce a scoprire cose interessanti, tipo che gli OSS hanno la mia stessa paga oraria […] e che anzi, molti degli OSS che lavorano con me hanno scatti di anzianità o contratti diversi che prevedono una paga maggiore rispetto alla mia. Però io quella paga l'ho accettata, ho dovuto accettarla […]. Ma oggi, che vi scrivo queste righe, oggi che sono vicino alla scadenza del mio contratto e non so se mi sarà rinnovato, se il numero di ore lavorative aumenterà anche sul contratto o se sarà presa la decisione di lasciarmi per strada. Oggi sono stanco. Oggi sono infermiere da 3 anni, riesco a fare il mio lavoro da 2. Pago l'affitto, le bollette, l'assicurazione della macchina, la tassa di iscrizione al Collegio, la spesa, i vestiti (tra cui la divisa di lavoro, perché me ne viene fornita solo una, se voglio un cambio, devo pagarla e poi devo lavare tutto a casa) e faccio fatica a concedermi qualche extra. Oggi non vedo quel mondo in cui io possa essere il cambiamento. Oggi vedo solo quel mondo in cui capisco i miei colleghi ed ex compagni di studio che sono andati all'estero, o in cui vedo i miei ex compagni di studio con i genitori medici che li hanno messi a lavorare dove volevano (nel privato)». 

«Oggi ho incontrato un'infermiera che è stata mia docente che mi ha detto che tornerebbe di corsa a lavorare nel privato, perché quando ci lavorava “ero pagata oltre 2000 € al mese e lavoravo meno e in condizioni migliori rispetto ad ora che lavoro ora nel pubblico”, la vedo sgranare gli occhi quando le dico che sono pagato 1070 € al mese quando faccio tutte le notti (senza turni di notte la paga base è di 990€), la vedo incredula... e vedo i miei colleghi che lavorano con la partita IVA nel pubblico, che sono precari e che mi invidiano, perché io sono “assunto”[…]. La  mia indipendenza la sto pagando cara, la sto pagando con la voglia che mi va via, con la stanchezza di fare un lavoro che amo, dopo appena due anni che lo faccio… Perché ogni giorno rischio una denuncia per tutto quello che faccio sul lavoro e non posso permettermi un'assicurazione sanitaria... Mi sento un numero di badge.... Non mi sento il cambiamento, mi sento un poveraccio, perché ho fatto una scelta, che è quella di provare a costruire una vita qui, di non fare come i miei colleghi che sono andati all'estero... Ma oggi, dopo 2 anni, vedo loro che fanno carriera e vedo me, che se prendo una multa per divieto di sosta so che per pagarla devo stringere la cinghia su altro […]».

Dicono di noi...

Rassegna stampa del 10/12/2017 

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Vi proponiamo alcune notizie d'interesse.

 

  • Giornata mondiale dei diritti umani, Ipasvi Firenze-Pistoia: «La loro tutela è nel Dna di ogni infermiere»
    «Il rispetto dei diritti fondamentali dell’uomo e dei principi etici della professione è condizione essenziale per l’esercizio della professione infermieristica». Così recita l’articolo 5 del Codice deontologico dell’infermiere, che ha quindi, per sua natura, anche il compito di tutelare e vigilare sul rispetto dei diritti dell’uomo. Il collegio Ipasvi di Firenze-Pistoia che tutela cittadini e professionisti (infermieri, assistenti sanitari e vigilatrici d’infanzia) partecipa alla Giornata mondiale dei diritti umani, celebrata in tutto il mondo il 10 dicembre.
  • Giornata mondiale dei diritti umani. Ipasvi Firenze-Pistoia: “Loro tutela è nel Dna di ogni infermiere”
    Il Collegio interprovinciale partecipa alle celebrazioni per il 10 dicembre. "Nel nostro agire professionale, come recita anche il nostro codice deontologico, dobbiamo prestare assistenza secondo principi di equità e giustizia, tenendo conto dei valori etici, religiosi e culturali, del genere e delle condizioni sociali". 

 

Dicono di noi...

Rassegna stampa del 29/11/2017 

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Vi proponiamo alcune notizie d'interesse.

  • Danilo Massai: «Agire subito a garanzia degli infermieri e di tutti gli operatori sanitari»
    «Si torna a parlare dei problemi di sicurezza negli ospedali e nei pronto soccorso solo dopo l’ennesimo episodio grave. La realtà è che a ogni turno, giorno e notte, il personale sanitario vive in una situazione di rischio. Gli infermieri in particolare».... 
  • I Collegi Ipasvi della Toscana al 12° Forum Risk Management
    I collegi Ipasvi della Toscana partecipano alla 12ª edizione del Forum Risk Management (Fortezza da Basso, Firenze). Prende il via oggi, martedì 28 novembre per proseguire fino a venerdì 1° dicembre...
  • «Mi sento solo un numero di badge, ma non mollo»
    Un giovane Infermiere che si è da poco affacciato al mondo del lavoro ha dovuto fare i conti con una cruda realtà. Ha pertanto deciso di chiedere aiuto al presidente del collegio provinciale Ipasvi di appartenenza, Danilo Masai. Ecco la sua testimonianza, parzialmente riportata da Repubblica....
  • Lettera di un Infermiera:mi sento un numero di badge.
    «Mi sento un numero di badge… Non mi sento il cambiamento, mi sento un poveraccio, perché ho fatto una scelta, che è quella di provare a costruire una vita qui, di non fare come i miei colleghi che sono andati all’estero. Ma oggi, dopo due anni, vedo loro che fanno carriera e vedo me che se prendo una multa so che per pagarla devo stringere la cinghia. (…) vi scrivo perché credo nella nostra professione e credo che non meriti di essere maltrattata, come non lo merita chi sceglie di farla, meritiamo rispetto e riconoscimento...
  • Infermiere scrive al collegio: Mi sento un numero di badge
    La lettera è stata inviata al collegio Ipasvi di Firenze e Pistoiae denuncia una situazione ormai di routine: infermieri sottopagati, costretti a turni massacranti e soprattutto che stanno perdendo l’amore per la professione. Ecco alcuni stralci della lettera...
  • Non sono un Infermiere, sono solo un numero di badge!
    Proponiamo qui di seguito un servizio apparso sul Quotidiano La Nazione di Firenze. Nel servizio si dà spazio allo sfogo di un giovane Infermiere e ad un suo scritto. Si tratta di alcuni brani di una lunga lettera inviata da un collega al Presidente del Collegio IPASVI di Firenze e Pistoia, Danilo Massai...
  • Camici “rossi” contro la violenza Oggi il flash mob degli infermieri
    Un flash mob per dire no a qualsiasi tipo di violenza. Sono tanti anche quest’anno gli infermieri che scenderanno in piazza oggi (ore 13.30) davanti agli ospedali di Santa Maria Nuova di Firenze, San Giuseppe di Empoli e San Jacopo di Pistoia per manifestare contro la violenza sulle donne. L’iniziativa si chiama “Agitiamo il rosso” ed è organizzata per puntare i riflettori su un tema che i professionisti del settore sanitario conoscono da vicino.
  • Firenze. Armato di coltello minaccia il personale del PS al Careggi. Gli infermieri chiedono interventi di tutela immediati
    Minacciava, scalciava e chiedeva di essere visitato subito. È stato disarmato, fortunatamente senza ferire nessuno, e denunciato. Danilo Massai (Ipasvi Firenze-Pistoia): “Trovare soluzioni prima di arrivare a un punto di non ritorno”. Giannoni (Nursind), “Grave situazione per pazienti e lavoratori, facciamo appello alla DG Calamai”...
  • I Collegi Ipasvi della Toscana al 12° Forum Risk Management
    I collegi Ipasvi della Toscana partecipano alla 12ª edizione del Forum Risk Management (Fortezza da Basso, Firenze). Prende il via oggi, martedì 28 novembre per proseguire fino a venerdì 1° dicembre, la manifestazione che annualmente riunisce i maggiori esperti a livello internazionale di sicurezza delle cure, innovazione clinica, healthcare management. Sono numerosi gli appuntamenti a cui prenderanno parte, come moderatori o relatori, membri dei Collegi Ipasvi regionali...

 

 

Dicono di noi...

Rassegna stampa del 27/12/2017 

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Vi proponiamo alcune notizie d'interesse.

 

Nonostante le molte cose fatte sul piano legislativo ed economico e nonostante oggi si stia oggettivamente meglio di come si stava nel 2013, la percezione (sentimento sopravvalutato ma ormai giudice indiscusso dei destini politici e non del mondo contemporaneo) è che, nel migliore dei casi, sia cambiato poco o nulla. Per la sanità vale la stessa cosa: molte leggi importanti (mai così tante in cinque anni), più risorse (anche se meno di quelle promesse) e più diritti (dai Lea al biotestamento) ma per tutti gli addetti il sistema è prossimo al collasso

Il Forum di Tokio è culminato in una dichiarazione per galvanizzare l'azione verso #HealthforAll e durante i lavori è stato diffuso il rapporto di monitoraggio globale UHC della Banca Mondiale/OMS, che misura la percentuale di una popolazione che può accedere a servizi sanitari di qualità essenziali e la percentuale della popolazione che spende una grande quantità di reddito familiare per la salute.

 

Esercizio abusivo della professione: si inaspriscono sanzioni e pene

L’OPI Firenze-Pistoia invita ad alzare il livello di attenzione

Con l’entrata in vigore della Legge di riforma del sistema ordinistico professionale si stringe il cerchio sugli abusivi e su chi ne coordina l’attività

Esercizio abusivo della professione, una piaga diffusa in tutto il mondo del lavoro. «In particolare nell’ambito sanitario dove lo stato di necessità degli utenti li porta spesso a fidarsi di chiunque senza mettere in pratica la buona abitudine di controllarne i requisiti professionali – spiega l’Ordine delle professioni infermieristiche interprovinciale Firenze-Pistoia-. Questo oltre a comportare dei rischi per l’utente legati all’incompetenza di coloro che praticano abusivamente, determina un impoverimento dei valori di una professione per la quale lo Stato ha determinato requisiti di esercizio delegando agli Ordini professionali il controllo e la disciplina». 

Lo scorso 15 gennaio, con l’entrata in vigore del provvedimento di Legge 3/2018 che riforma gli Ordini professionali determinando anche la trasformazione da Collegi a Ordini, si è registrato un inasprimento nei confronti di chi pratica l’esercizio abusivo: l’articolo 12 del provvedimento infatti tratta espressamente delle sanzioni contro coloro che praticano un'attività che rientra nel profilo di una professione senza avere i titoli di studio abilitanti o l'iscrizione a relativo Albo professionale.

Le pene sono severe: chi “si spaccia” per un professionista può essere punito con la reclusione da sei mesi a tre anni e con multa da euro 10mila a euro 50mila; i professionisti ritenuti colpevoli di aver coordinato l’attività delle persone che hanno commesso il reato rischiano la reclusione da uno a cinque anni e una multa da 15mila a 75mila euro: di fatto viene perseguito non solo chi esercita abusivamente ma anche chi determina che tale abusivismo abbia luogo, (organizzazioni pubbliche, private o associative). La normativa impone inoltre l’obbligo di segnalazione all’ordine professionale o alle autorità dei casi di abusivismo riscontrati.

«Sulla scorta del provvedimento – spiegano dall’Opi interprovinciale di Firenze-Pistoia -  la Federazione Nazionale degli Ordini delle professioni infermieristiche ha diffuso una circolare diretta a tutti gli Ordini provinciali anche su invito del Comando Generale dei Nas, nella quale suggerisce d’informare tutti gli enti pubblici e privati di ciascuna provincia sul vigente principio di obbligatorietà dell’iscrizione all’albo professionale. Di conseguenza l’Opi Firenze-Pistoia, da sempre particolarmente attento a combattere il fenomeno dell’abusivismo, ha inviato a tutti i direttori generali e gestori delle strutture sul proprio territorio di competenza una nota a firma del presidente nella quale si rimarca il contenuto del provvedimento, con l'invito a vigilare sull’osservanza, da parte dei propri dipendenti, collaboratori e associati, del principio di obbligatorietà dell’iscrizione all’albo».

Garavaglia: per rinnovo contratti in sanità mancano risorse

Garavaglia: per rinnovo contratti in sanità mancano risorse

“Noi siamo pronti, ora la palla passa al Parlamento”. Il Comitato di settore Regioni-Sanità sostiene che per il rinnovo dei contratti mancano le risorse necessarie, e cioè almeno un miliardo e trecento milioni. Quindi si chiede che questi fondi per chiudere il rinnovo dei contratti siano introdotti nella prossima manovra finanziaria del Governo.
“Si può chiudere il rinnovo contrattuale per la dirigenza sanitaria, il comparto e la convenzione - afferma Massimo Garavaglia, presidente del Comitato di settore - ma se il Governo e il Parlamento non metteranno le risorse, pari a circa 1 miliardo e trecento milioni, non se ne farà nulla”.
Il Comitato di settore Regioni-Sanità ha inoltre “apportato gli ultimi ritocchi agli atti di indirizzo, per noi si può chiudere e fare il nuovo contratto ma senza risorse non si chiude, si rinvia al prossimo anno”.
Garavaglia ha anche ricordato i 604 milioni di tagli al Fondo sanitario che le Regioni a statuto ordinario hanno pagato lo scorso anno per conto di quelle a Statuto speciale.

Il futuro dell'infermieristica in Toscana, se ne parla al Forum Risk Management

Gli eventi di Opi Firenze-Pistoia e degli altri ordini regionali 

L’Ordine delle professioni infermieristiche interprovinciale Firenze-Pistoia partecipa al 13° Forum Risk Management in Sanità, in programma dal 27 al 30 novembre alla Fortezza da Basso di Firenze. Le iniziative dell’ordine interprovinciale rientrano tra i numerosi gli eventi promossi dagli Opi della Toscana. Ecco il programma completo.

Opi Firenze Pistoia promuove tre incontri: Il 27 novembre (dalle 9.30 alle 11.30) "La presa in carico infermieristica del bambino con diabete nella scuola"; il 28 novembre ecco "Empatia confinata: la realtà dell'infermiere penitenziario" (dalle 14 alle 16) e "La figura Infermieristica ed il processo di assistenza nel fine vita" (dalle 16 alle 18). Il 30 novembre,  dalle 16.30 si aprirà la tavola rotonda "I prossimi venti anni dell'infermieristica in Toscana", moderata dalla giornalista de La Nazione Ilaria Ulivelli. Sono invitati i presidenti degli Opi della Toscana, la Consulta Giovani Opi Toscana, Associazioni e Società Scientifiche Infermieristiche della Toscana e la sezione regionale di Cittadinanza Attiva.

Il punto di vista degli infermieri nel diritto all'assistenza e alla protezione, nel percorso Codice Rosa

Da un approccio to cure ad una visione to care della persona-vittima di violenza

di Gori Martina

Introduzione:

La stesura di quest'articolo ha la funzione di mettere in risalto il punto di vista degli operatori nei confronti del progetto Codice Rosa.

Nasce dal bisogno di capire le lacune e i punti di forza di un progetto giovane e innovativo all'interno del Pronto soccorso, un progetto in cui il ruolo dell'infermiere è cardine nel primo approccio al paziente.

L'intento è stato verificare le aree di miglioramento dei seguenti aspetti:

  • percorsi chiari di segnalazione e di intervento
  • standardizzazione del percorso di presa in carico
  • integrazione del gruppo di lavoro Codice Rosa.

Il progetto Codice Rosa, nasce dalla chiara evidenza di valutare la violenza di genere come un problema di sanità pubblica, che deve interessare tutti gli operatori sanitari nella salvaguardia dell’evento e nel trattamento degli esiti in termini di danni alla salute fisica e psichica.

Secondo il “Comitato Economico Europeo” (febbraio 2006) “la mancanza di conoscenze da parte dei servizi pertinenti sui sintomi, le forme di manifestazioni, i cicli e l’escalation della violenza fa sì che la violenza sia messa a tacere, i processi non vengano riconosciuti e vengano adottate misure inadeguate e tutto ciò può condurre a conseguenze fatali”.... [ ]

Continua la lettura dell'articolo scaricando la versione completa presente qui sotto.

Il punto di vista degli infermieri nel percorso Codice Rosa

Da un approccio to cure ad una visione to care della persona-vittima di violenza

di Gori Martina

 

Introduzione:

La stesura di quest'articolo ha la funzione di mettere in risalto il punto di vista degli operatori nei confronti del progetto Codice Rosa.

Nasce dal bisogno di capire le lacune e i punti di forza di un progetto giovane e innovativo all'interno del Pronto soccorso, un progetto in cui il ruolo dell'infermiere è cardine nel primo approccio al paziente.

L'intento è stato verificare le aree di miglioramento dei seguenti aspetti:

  • percorsi chiari di segnalazione e di intervento
  • standardizzazione del percorso di presa in carico
  • integrazione del gruppo di lavoro Codice Rosa.

Il progetto Codice Rosa, nasce dalla chiara evidenza di valutare la violenza di genere come un problema di sanità pubblica, che deve interessare tutti gli operatori sanitari nella salvaguardia dell’evento e nel trattamento degli esiti in termini di danni alla salute fisica e psichica.

Secondo il “Comitato Economico Europeo” (febbraio 2006) “la mancanza di conoscenze da parte dei servizi pertinenti sui sintomi, le forme di manifestazioni, i cicli e l’escalation della violenza fa sì che la violenza sia messa a tacere, i processi non vengano riconosciuti e vengano adottate misure inadeguate e tutto ciò può condurre a conseguenze fatali”.... [ ]

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La contenzione fisica nell’area della salute mentale: analisi del fenomeno

La cronaca in questi giorni ci ripropone il caso di Franco Mastrogiovanni con la sentenza di condanna in Appello di tutti gli attori della vicenda.
Come ricorderemo Franco Mastrogiovanni ricoverato nel reparto di psichiatria dell’ospedale di Vallo della Lucania, trovò la morte dopo 87 ore di “contenzione”. Una vicenda dai risvolti inaccettabili ci da spunto per riflettere su un fenomeno ancora largamente diffuso legato a retaggi culturali difficilmente che dobbiamo assolutamente ripudiare.

Vi proponiamo un sunto dello studio tratto dalla tesi di Laurea in Infermieristica di Jessica Belzuino

 

INTRODUZIONE

La contenzione fisica può essere definita come un atto sanitario-assistenziale applicato direttamente all’individuo e al suo spazio per limitarne i movimenti. 

Si possono distinguere 4 tipi di contenzione:

• Fisica, si ottiene con presidi applicati alla persona o usati come barriera nell’ambiente, che riducono o controllano i movimenti;

• Farmacologica, si ottiene con farmaci che modificano il comportamento. Si utilizzano psicofarmaci e/o sedativi;

• Ambientale e Sociale, comprende i cambiamenti apportati all’ambiente in cui vive un soggetto, per controllarne o limitarne i movimenti;

• Psicologica o Relazionale, comprende ascolto e osservazione empatica, riducendo così l’aggressività del soggetto poiché si sente rassicurato.

La questione della contenzione fisica è stata messa in discussione in termini di efficacia su più fronti, in quanto ancora oggi è acceso il dibattito per definire se è opportuno o meno ricorrere a mezzi di contenzione; rimanendo comunque una costante nella storia della salute mentale.
Facendo un breve ripasso sulle principali leggi che hanno apportato dei cambiamenti nella salute mentale, è doveroso soffermarsi sulla legge più recente: la Legge n. 180 del 13 maggio 1978, o meglio conosciuta con il nome del suo promotore:Legge Basaglia.Questa legge pone l'Italia all'avanguardia nel sistema psichiatrico internazionale.
Ovunque si fanno più solide ed estese le esperienze di gestione dell'assistenza psichiatrica senza ricorso all'internamento in manicomio (1).
I pazienti vengono seguiti ed assistiti attraverso una fitta trama di assistenza domiciliare ed ambulatoriale per la terapia ordinaria, integrata da interventi assistenziali e residenziali e di ricoveri brevi per le situazioni di crisi.
Persone destinate alla reclusione cronica tornano a vivere, in famiglia o in piccole comunità, un’esistenza dignitosa e autonoma.
L’obiettivo primario dell’indagine svolta riguardo alla contenzione fisica nell’area della salute mentale del territorio fiorentino; è stato quello di mettere in evidenza i dati relativi alla pratica della contenzione, attraverso dati numerici; proponendo infine dei percorsi di miglioramento per limitare il fenomeno.
Il periodo di analisi è durato circa sei mesi e prende in considerazione gli ultimi 5 anni solari partendo dal 2011.
La tematica scelta vuole favorire i professionisti sanitari, i cittadini, gli utenti ed i familiari ad attuare una riflessione introspettiva in merito all’argomento.
La contenzione fisica viene menzionata anche nel nostro Codice Deontologico degli infermieri del 2009, attraverso l’articolo 30 che cita: “L’infermiere si adopera affinché il ricorso alla contenzione sia evento straordinario, sostenuto da prescrizione medica o da documentate valutazioni assistenziali. (2)”
Occorre infatti tenere presente che l'uso inappropriato o prolungato dei mezzi di contenzione può avere ripercussioni sia sul piano psicologico (del soggetto sottoposto a contenzione e dei familiari), sia sul piano fisico.
Tali conseguenze possono provocare dei danni diretti:
• lesioni neurologiche
• morte improvvisa

Altri danni indirettiprovocati dalla coercizione:
• aumento della mortalità
• declino comportamentale cognitivo e sociale

Un altro aspetto da non sottovalutare è l’impatto che tale fenomeno ha sull’operatore, sia da un punto di vista emozionale sia per quanto riguarda gli aspetti pratici legati alla sicurezza.
L’uso dei mezzi di contenzione deve quindi essere valutato con attenzione e deve essere limitato nel tempo..... [  ]

Continua la lettura dell'articolo scaricando l'allegato presente qui sotto

La contenzione fisica nell’area della salute mentale: analisi del fenomeno

La cronaca in questi giorni ci ripropone il caso di Franco Mastrogiovanni con la sentenza di condanna in Appello di tutti gli attori della vicenda.

Come ricorderemo Franco Mastrogiovanni ricoverato nel reparto di psichiatria dell’ospedale di Vallo della Lucania, trovò la morte dopo 87 ore di “contenzione”. Una vicenda dai risvolti inaccettabili ci da spunto per riflettere su un fenomeno ancora largamente diffuso legato a retaggi culturali difficilmente che dobbiamo assolutamente ripudiare.

Vi proponiamo un sunto dello studio tratto dalla tesi di Laurea in Infermieristica di Jessica Belzuino

 

INTRODUZIONE

La contenzione fisica può essere definita come un atto sanitario-assistenziale applicato direttamente all’individuo e al suo spazio per limitarne i movimenti. 

Si possono distinguere 4 tipi di contenzione:

• Fisica, si ottiene con presidi applicati alla persona o usati come barriera nell’ambiente, che riducono o controllano i movimenti;

• Farmacologica, si ottiene con farmaci che modificano il comportamento. Si utilizzano psicofarmaci e/o sedativi;

• Ambientale e Sociale, comprende i cambiamenti apportati all’ambiente in cui vive un soggetto, per controllarne o limitarne i movimenti;

• Psicologica o Relazionale, comprende ascolto e osservazione empatica, riducendo così l’aggressività del soggetto poiché si sente rassicurato.

La questione della contenzione fisica è stata messa in discussione in termini di efficacia su più fronti, in quanto ancora oggi è acceso il dibattito per definire se è opportuno o meno ricorrere a mezzi di contenzione; rimanendo comunque una costante nella storia della salute mentale.
Facendo un breve ripasso sulle principali leggi che hanno apportato dei cambiamenti nella salute mentale, è doveroso soffermarsi sulla legge più recente: la Legge n. 180 del 13 maggio 1978, o meglio conosciuta con il nome del suo promotore:Legge Basaglia.Questa legge pone l'Italia all'avanguardia nel sistema psichiatrico internazionale.
Ovunque si fanno più solide ed estese le esperienze di gestione dell'assistenza psichiatrica senza ricorso all'internamento in manicomio (1).
I pazienti vengono seguiti ed assistiti attraverso una fitta trama di assistenza domiciliare ed ambulatoriale per la terapia ordinaria, integrata da interventi assistenziali e residenziali e di ricoveri brevi per le situazioni di crisi.
Persone destinate alla reclusione cronica tornano a vivere, in famiglia o in piccole comunità, un’esistenza dignitosa e autonoma.
L’obiettivo primario dell’indagine svolta riguardo alla contenzione fisica nell’area della salute mentale del territorio fiorentino; è stato quello di mettere in evidenza i dati relativi alla pratica della contenzione, attraverso dati numerici; proponendo infine dei percorsi di miglioramento per limitare il fenomeno.
Il periodo di analisi è durato circa sei mesi e prende in considerazione gli ultimi 5 anni solari partendo dal 2011.
La tematica scelta vuole favorire i professionisti sanitari, i cittadini, gli utenti ed i familiari ad attuare una riflessione introspettiva in merito all’argomento.
La contenzione fisica viene menzionata anche nel nostro Codice Deontologico degli infermieri del 2009, attraverso l’articolo 30 che cita: “L’infermiere si adopera affinché il ricorso alla contenzione sia evento straordinario, sostenuto da prescrizione medica o da documentate valutazioni assistenziali. (2)”
Occorre infatti tenere presente che l'uso inappropriato o prolungato dei mezzi di contenzione può avere ripercussioni sia sul piano psicologico (del soggetto sottoposto a contenzione e dei familiari), sia sul piano fisico.
Tali conseguenze possono provocare dei danni diretti:
• lesioni neurologiche
• morte improvvisa

Altri danni indirettiprovocati dalla coercizione:
• aumento della mortalità
• declino comportamentale cognitivo e sociale

Un altro aspetto da non sottovalutare è l’impatto che tale fenomeno ha sull’operatore, sia da un punto di vista emozionale sia per quanto riguarda gli aspetti pratici legati alla sicurezza.
L’uso dei mezzi di contenzione deve quindi essere valutato con attenzione e deve essere limitato nel tempo..... [  ]

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Rassegna stampa del 01/02/2018

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Vi proponiamo alcune notizie d'interesse di quest'oggi.

 

 

Rassegna stampa del 01/03/2018

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Rassegna stampa del 01/08/2019

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  • Infermieri neolaureati e libera professione: parla l’esperto.Infermieri neolaureati e libera professione: parla l’esperto.
    Intervista a Stefano Chivetti, presidente dello Studio Auxilium – Infermieri e Professionisti Sanitari Associati.

  • Infermieri neolaureati e libera professione: intervista a Stefano Chivetti, presidente dello Studio Auxilium
    Il Corso di Laurea in Infermieristica dialoga con il mondo del lavoro. È questo il titolo dell’evento che si è tenuto a Firenze con l’obiettivo di fornire agli studenti del Corso di Studio in Infermieristica informazioni utili a facilitare un ingresso consapevole nel mondo del lavoro. L’Ordine delle professioni infermieristiche interprovinciale Firenze Pistoia, ha voluto approfondire il tema, parlando delle opportunità offerte ai neolaureati dalla libera professione, con Stefano Chivetti, infermiere libero professionista e presidente dello Studio Auxilium, studio associato nato nel 1995 nel Mugello (Fi) che organizza anche corsi accreditati per orientare il professionista alla Libera Professione.
  • Infermieri neolaureati e libera professione
    Il Corso di Laurea in Infermieristica dialoga con il mondo del lavoro. È questo il titolo dell’evento che si è tenuto a Firenze con l’obiettivo di fornire agli studenti del Corso di Studio in Infermieristica informazioni utili a facilitare un ingresso consapevole nel mondo del lavoro.

Rassegna stampa del 02/01/2018

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Vi proponiamo alcune notizie d'interesse di quest'oggi.

 

 

Rassegna stampa del 02/01/2019

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  • Compete all’infermiere pulire le salme? Il Direttore Sanitario di Varese istituisce il mansionario degli Infermieri
    Ci risiamo. A causa dell’assenza di un mansionario dell’infermiere, un nuovo medico si alza la mattina e decide cosa compete alle professioni sanitarie laureate. Non ci risultava che i medici avessero anche poteri legislativi, pensavamo che tali poteri li avesse il parlamento e il governo, ed invece ci sbagliavamo; ce li hanno anche i medici, ma la regola vale solo nei confronti degli infermieri! Proprio non riusciamo a liberarci dall’egemonia medica...
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Rassegna stampa del 03/12/2018

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Rassegna stampa del 04/04/2018

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Rassegna stampa del 05/01/2018

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  • La responsabilità della struttura sanitaria
    La responsabilità della struttura sanitaria è quella che sorge quando un paziente subisce un danno causalmente riconducibile alle obbligazioni sulla stessa facenti carico. Del resto, il rapporto che sorge tra struttura sanitaria e paziente non è solo di tipo "alberghiero" ma si estrinseca anche nella messa a disposizione da parte della prima a vantaggio del secondo dei macchinari, dei medicinali, del personale medico e paramedico. E' quindi innegabile che anche l'ambiente entro cui i sanitari operano può assumere una rilevanza determinante in campo di responsabilità.
  • Cari colleghi, il medico del tempo che fu, non tornerà più
    Quando il futuro è inaffidabile e la speranza svanisce nel timore dell'arretramento economico e sociale, è facile colorare di nostalgica bellezza il passato, stabile e affidabile. Nasce allora il desiderio di riconquistare quel ruolo sociale che esisteva o, meglio, si immagina esistesse

 

 

Rassegna stampa del 05/02/2019

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